1. August 2021
Cara Svizzera ti scrivo…
Così mi distraggo un po’ in questa uggiosa giornata del primo agosto 2021 a Berna. E siccome è il giorno della nostra festa nazionale, più forte ti scriverò. Anche perché sono preoccupato dalle crescenti spaccature che attraversano il nostro paese. La crisi pandemica ha esasperato queste differenze in maniera preoccupante.
(c) Andrea Arcidiacono
Siamo abituati a gestire queste differenze fra i partiti, le regioni linguistiche, la campagna e la città, la popolazione benestante e le persone meno abbienti grazie a oliati meccanismi istituzionali che assicurano la pacifica convivenza fra la maggioranza e le minoranze grazie alla costante ricerca di soluzioni di compromesso. La gestione della crisi sanitaria ha messo a dura prova il nostro sistema federalista basato sulla ripartizione equilibrata dei compiti fra Confederazione e Cantoni.
Convincere, non costringere
La via svizzera, basata sulla responsabilità individuale e la solidarietà collettiva, ha retto bene alle onde d’urto della pandemia, ma l’incertezza legata all’evoluzione del coronavirus crea paura, insicurezza ed esaspera gli animi. Grazie ai vaccini disponiamo di una buona protezione dalla malattia, riduciamo il rischio di contagiare altre persone e freniamo la circolazione del coronavirus fra la popolazione.
In Svizzera due terzi della popolazione adulta ha ricevuto almeno la prima dose del vaccino, mentre il 55% della popolazione adulta è completamente vaccinato. È sicuramente un buon risultato intermedio, che potrà essere migliorato attraverso il dialogo con le persone esitanti e un ampliamento dell’offerta grazie anche a postazioni di vaccinazioni mobili.
Nella campagna di vaccinazione la Svizzera ha sinora seguito la via della convinzione senza ricorrere a strumenti coercitivi, come l’obbligo delle vaccinazioni contro il Covid-19 per il personale sanitario introdotto in Francia e in Italia.
La legge federale sulle epidemie permette al Consiglio federale o ai Cantoni di introdurre l’obbligo di vaccinazione per i gruppi di popolazione a rischio, per le particolarmente esposte e per quelle che esercitano determinate attività. Le autorità federali e cantonali non sono intenzionate a ricorrere a questi strumenti coercitivi, che rischiano di creare ancora più tensioni fra il popolo dei vaccinati e quello dei non vaccinati
Il sistema semaforo
Se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare, il Consiglio federale potrebbe estendere l’obbligo del certificato Covid ad altri ambiti d’attività, come i bar, i ristoranti, le manifestazioni con meno di mille persone, le strutture ricreative e per il tempo libero, le società sportive e culturali, le visite a ospedali e case di cura. Queste attività fanno parte del settore arancione nel sistema semaforo adottato dal governo svizzero.
Il primo settore, quello verde, comprende i luoghi della vita quotidiana e i contatti con le autorità. In questo settore il certificato Covid è escluso, poiché sono in gioco compiti statali e i diritti fondamentali. Fanno parte di questo settore le manifestazioni private e religiose, i trasporti pubblici, i negozi, il posto di lavoro e la scuola.
Il terzo settore – quello rosso – prevede l’uso obbligatorio del certificato Covid. Sinora in Svizzera il settore rosso comprende i viaggi all’estero, le grandi manifestazioni con più di 1000 persone e le discoteche. Il certificato Covid svizzero è riconosciuto dai paesi dall’Unione Europea (UE) e dell’Associazione europea di libero scambio (AELS).
Il virus dell’intolleranza
La pressione sulla popolazione non vaccinata – in particolare sul personale sanitario – è destinata ad aumentare anche in Svizzera, come mostrano le nuove raccomandazioni della Confederazione ai Cantoni che sono invitati a rendere obbligatori i test per il personale sanitario non vaccinato o non guarito e a introdurre in modo obbligatorio il certificato Covid per i visitatori in ospedali, in case di cura e struttura di assistenza.
Siamo ancora a livello di raccomandazioni, ma ci muoviamo in un settore molto delicato con il rischio di creare un fronte insanabile fra le persone vaccinate e quelle che non possono o non vogliono farsi vaccinare. Mi preoccupa il coronavirus, ma è soprattutto la diffusione del virus dell’intolleranza, che suddivide la popolazione in buoni e cattivi, a destare una forte inquietudine.
Gli appelli all’unità e alla coesione sono sicuramente importanti nella giornata della festa nazionale svizzera. Senza rispetto e tolleranza reciprochi nella vita quotidiana questi appelli rischiano di cadere nel vuoto.
La votazione del 28 novembre
La campagna per la votazione federale del 28 novembre sulla legge Covid 19 sarà un importante banco di prova. Il 13 giugno 2021 la popolazione svizzera ha respinto con il 60% di voti contrari il primo referendum contro la legge federale urgente Covid-19 che crea le basi legali per gli interventi in campo sanitario, economico e sociale del Consiglio federale nella gestione della pandemia. Questi interventi sono limitati nel tempo e hanno permesso di sostenere in modo mirato le persone e le aziende più toccate dalla crisi.
La popolazione svizzera sarà chiamata per la seconda volta a decidere i destini della legge federale urgente Covid-19. In questa seconda campagna i promotori del referendum si oppongono in modo particolare all’uso del certificato Covid che è ritenuto discriminatorio e lesivo della libertà personale.
I promotori del referendum si ergono a difensori esclusivi della libertà e della sovranità popolare. Grazie al nostro sistema di democrazia diretta, che prevede i diritti d’iniziative e di referendum, l’ultima parola anche in ambito di gestione della pandemia spetterà al popolo svizzero.
Sarà un test importante per valutare la qualità della nostra cultura politica. Sarà un test importante per valutare la nostra capacità di arginare la diffusione del virus dell’intolleranza. La posta in gioco è molto alta. Non ci sono solamente i valori di libertà individuale, ma anche i valori di solidarietà e responsabilità collettiva che hanno sinora permesso alla Svizzera di gestire in modo pragmatico la crisi pandemica.
Buona festa nazionale!
(c) Andrea Arcidiacono, Berna, 1 agosto 2021

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