30. Juli 2018
Corippo: il senso del pudore
D’estate eravamo soliti passare le vacanze nella casa dei nonni materni in Valle Verzasca. Attendevamo con trepidazione la partenza da Bellinzona a Corippo, dove ci aspettava una vita semplice, diversa dalla città, a contatto con la natura, gli abitanti del posto e gli svizzeri tedeschi da sempre affascinati dall’originalità del ridente villaggio.
Scoprivamo i mille angoli delle viuzze di pietra, andavamo al fiume e ci ritrovavamo ogni sera nella piazza del villaggio a giocare. La mattina scendevamo con l’acquolina in bocca in piazza in fremente attesa del pane fresco da Vogorno. Il venerdì, il camion di vendita della Migros faceva tappa al bivio di Corippo per gli acquisti di prima necessità.
Talvolta ascoltavamo con un misto di stupore e incredulità le storie degli avi che trasudavano dai muri di pietra e dai tetti in piode del pittoresco villaggio. Storie di povertà ed emigrazione, storie di lotta e resa, storie di parenti vicini e lontani, storie di rustici abbandonati al loro destino.
Il nonno magnano

Estate a Corippo, 1976 con nonno Rino Canonica
Il nonno materno Rino Canonica, originario di Corticiasca in Val Colla, si spostava a inizio Novecento a piedi e in bicicletta in Ticino come artigiano ambulante che riparava pentole, paioli e padelle.
Un vero e proprio magnano d’altri tempi che nelle sue lunghe peregrinazioni era giunto anche a Corippo, dove aveva incontrato e sposato Clementina, che gli darà sei figli, tre maschi e tre femmine: Romeo, Albino, Iva, Mario, Rina e Luigina.
Il fascino antico delle pietre
Corippo ha sempre ammaliato i turisti alla ricerca di un’autenticità perduta. Sarà per via del nome scoppiettante, sarà per via della posizione del villaggio aggrappato alla montagna, sarà per via del fascino antico delle pietre e delle piode immerse in una cornice naturale.
Sarà un’antica nostalgia che abbaglia la vista e mostra solo il lato belle delle cose. Sarà un richiamo ancestrale a una vita semplice in armonia con la natura.
Sarà forse la smania di vivere un’esperienza nuova e diversa che ci rende inconsapevolmente tutti uguali. Ogni tanto ci ritrovavamo nell’intimo della casa dei nonni alcuni turisti alla ricerca del particolare. Senza pudore.
Già negli anni Settanta e Ottanta Corippo era un villaggio che grazie ai turisti viveva d’estate e si svuotava d’inverno. La vita in valle era ostica, il lavoro di contadino era duro e mancavano le comodità della vita in piano. Già allora alcuni rustici erano lasciati all’incuria del tempo. E anche la casa dei nonni fu venduta a un acquirente d’Oltralpe alla morte del nonno Rino.
L’ora del villaggio diffuso
Adesso è scoccata l’ora dell’albergo diffuso che prevede di rinnovare alcune case in disuso per ricavare camere e alloggi destinati ai turisti. L’osteria del villaggio sarà il punto di riferimento dell’albergo diffuso dal punto di vista logistico, gastronomico e culturale. L’investimento complessivo ammonta a 6,3 milioni di franchi. Non sono bruscolini.
L’idea dell’albergo diffuso piace e attira orde di giornalisti provenienti dall’intero globo che mettono a disagio i pochi abitanti rimasti. Anche la „Neue Zürcher Zeitung“ dedica un ampio e articolato servizio al villaggio verzaschese nella sua edizione del 13 luglio 2018.
«A Corippo vivono ancora dodici anime. Per il villaggio andato in rovina inizia ora una trasformazione», è il titolo dato dall’autorevole quotidiano zurighese all’approfondito reportage accompagnato da un ampio servizio fotografico che mostra – con invadenza! – le stanze malandate di alcuni rustici abbandonati al loro destino negli anni Sessanta.
Il rispetto degli avi
Ora l’albergo diffuso potrebbe essere l’idea vincente che dà una seconda vita al mitico Corippo. Certo il progetto piace, convince e attira i danari necessari per il rilancio turistico. Ma lasciamo chiuse quelle stanze malandate dei rustici che trasudano storia e sofferenze. Per senso del rispetto dei dodici abitanti, degli avi e di chi ha Corippo nel cuore. E siamo in tanti. Non abbiamo bisogno di denudare il passato per guardare al futuro.
(c) Andrea Arcidiacono
Fonti:
- Patriziati Verzasca e Piano, https://bit.ly/2XDLNMb
- Fondazione Corippo, www.fondazionecorippo.ch
- NZZ, „In Corippo leben gerade noch zwölf Seelen. Nun beginnt im abgewirtschafteten Tessiner Dorf eine Verwandlung“, 13.7.2018, https://bit.ly/2TgGaFo

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