28. September 2018
Tempi supplementari fra Svizzera e Unione Europea
I negoziati fra la Svizzera e l’Unione Europea (UE) per la conclusione di un Accordo istituzionale sono entrati nei tempi supplementari. Il tempo stringe e la finestra d’opportunità scade a metà ottobre, ha affermato la Commissione Europea in reazione alla decisioni di politica europea del Governo svizzero.
Nella seduta del 28 settembre 2018 il Consiglio federale ha deciso di continuare le trattative bilaterali per un accordo istituzionale nell’ambito dell’attuale mandato negoziale. Tale mandato prevede alcune linee rosse che non possono essere oltrepassate: in particolare le misure d’accompagnamento all’Accordo di libera circolazione delle persone (ALCP).
Il pomo della discordia
La Svizzera ha messo in vigore nel 2004 le misure d’accompagnamento alla libera circolazione delle persone per garantire il rispetto delle condizioni salariali e lavorative in Svizzera, il cui livello salariale è nettamente superiore a quello dei paesi dell’Unione Europea.
Secondo i dati della Segreteria di Stato dell’Economia (SECO) nel 2014 il salario mensile medio lordo nei 28 paesi dell’UE ammontava a 2200 euro e raggiungeva quindi i due terzi del salario mensile medio lordo in Svizzera pari a 3428 euro.
Sin dal 2004 l’Unione Europea ha considerato tali misure d’accompagnamento non conformi con l’Accordo di libera circolazione delle persone. L’obbligo di notifica dei lavoratori distaccati con un preavviso di otto giorni e l’obbligo di versare una cauzione per la copertura di sanzioni contrattuali sono considerate dall’UE misure sproporzionate e discriminatorie.
L’Accordo istituzionale
Vista l’impossibilità di trovare una soluzione nel quadro del comitato misto l’Unione Europea ha chiesto alla Svizzera di trovare una soluzione giuridica stabile vincolante attraverso un Accordo istituzionale. I negoziati fra i due partner sono iniziati nel 2014 e sinora non hanno avuto un esito positivo.
Sul fronte interno i partner sociali, in particolare le organizzazioni sindacali, non sono disposti a fare la minima concessione sulle misure d’accompagnamento dopo il tentativo andato a vuoto da parte del ministro degli affari esteri e del ministro dell’economia di trovare soluzione alternative. I sindacati si sono chiusi a riccio nella difesa dei diritti acquisiti.
«Il Consiglio federale vuole garantire la protezione salariale», ha affermato il Consigliere federale Ignazio Cassis che insieme agli altri membri del Governo cercherà nelle prossime settimane di ricucire lo strappo con i partner sociali.
Senza concessioni in questo ambito l’UE non è disposta a concludere l’Accordo istituzionale e nemmeno a riconoscere in modo illimitato l’equivalenza della borsa svizzera che è diventata moneta di scambio nei negoziati per un Accordo istituzionale.
L’Unione Europea inasprisce i toni
Rispetto a inizio 2018 ci sono stati progressi in altri ambiti negoziali: la creazione di un tribunale arbitrale per l’adeguamento giuridico e la risoluzione delle controversie è considerata acquisita, mentre la questione degli aiuti statali è in via di risoluzione.
Sui tempi di conclusione dei negoziati il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis non ha voluto sbilanciarsi. «Non c’è una scadenza fissa, ma bisogna cogliere l’opportunità in questa fase, poiché nel 2019 le elezioni del parlamento europeo e le elezioni federali in Svizzera renderanno impossibile la continuazione del mandato negoziale».
L’Unione Europea preme invece sulla Svizzera e ritiene necessario concludere un accordo entro metà ottobre prima del 12esimo vertice Asia-Europa (ASEM) che si terrà a Bruxelles il 18 e 19 ottobre 2018.
La Commissione Europea ha inoltre ribadito che gli aiuti statali e le misure d’accompagnamento devono essere parte integrante dell’accordo istituzionale. Chi vuole fare affari con l’Unione Europea deve inoltre rispettare le regole del gioco del mercato interno.
Missione impossibile
A inizio ottobre 2018 la Commissione Europea attende con trepidazione il Segretario di Stato Roberto Balzaretti per l’ennesima tornata negoziale da concludere entro metà ottobre. Il compito del capo-negoziatore elvetico ha il sapore della missione impossibile: il raggiungimento di un’intesa su tutti i punti aperti nell’ambito del mandato negoziale attuale.
La Svizzera chiede infatti di escludere dal campo d’applicazione dell’accordo istituzionale anche la direttiva europea sulla cittadinanza e i suoi sviluppi, in particolare il Regolamento sul versamento delle prestazioni ai disoccupati frontalieri.
Lo stato, in cui il lavoratore frontaliero esercita la sua attività lucrativa, sarà responsabile del versamento delle indennità di disoccupazione e non più lo stato di residenza del lavoratore frontaliero. Questo cambiamento di paradigma, che dovrà ancora essere approvato dal Parlamento europeo, potrebbe causare costi supplementari di diverse centinaia di milioni di franchi alla Svizzera.
«Dobbiamo convincere l’Unione Europea che la Svizzera applica già la Direttiva europea sulla cittadinanza. Dobbiamo anche convincere l’UE che abbiamo bisogno di una regolamentazione speciale per il versamento delle prestazioni dell’assicurazione disoccupazione ai lavoratori frontalieri. Non è chiaro, se ce la faremo. Se non raggiungiamo un’intesa su questi punti, non ci sarà un Accordo istituzionale», ha concluso Roberto Balzaretti.
Il miliardo di coesione
Il Consiglio federale ha pure approvato nella seduta del 28 settembre 2018 la proposta di concedere un secondo contributo di coesione a favore dell’Unione Europea per ridurre le disparità economiche e sociali in alcuni stati e migliorare la gestione dei flussi migratori.
Un gesto d’apertura nei confronti dell’Unione Europea che è il frutto di un calcolo politico. La decisione sulla concesione di questi crediti – che ammontano a 1,3 miliardi di franchi sull’arco di 10 anni – è nelle mani del Parlamento.
Se l’Unione Europea non dovesse riconoscere l’equivalenza della Borsa svizzera, il Parlamento potrebbe riesaminare la situazione e decidere di non concedere il miliardo di coesione.
(c) Andrea Arcidiacono
Fonti:
Il Consiglio federale porta avanti i negoziati con l’UE nell’ambito del mandato attuale, DFAE, 28.9.2018, https://bit.ly/2NRAa3e

No Comments