{"id":27316,"date":"2019-06-24T20:07:45","date_gmt":"2019-06-24T18:07:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arcidiacono-consulting.ch\/il-coraggio-di-dire-si-alleuropa\/"},"modified":"2019-06-24T20:14:28","modified_gmt":"2019-06-24T18:14:28","slug":"il-coraggio-di-dire-si-alleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arcidiacono-consulting.ch\/en\/il-coraggio-di-dire-si-alleuropa\/","title":{"rendered":"Il coraggio di dire s\u00ec all&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Correva l\u2019anno 1999. Per la prima volta una donna \u2013 la consigliera federale Ruth Dreifuss \u2013 assumeva la carica di Presidente della Confederazione. Il 18 aprile 1999 popolo e cantoni approvavano la revisione totale della Costituzione federale.<\/p>\n<p>Il 21 giugno 1999 i Consiglieri federali Josef Deiss e Pascal Couchepin firmavano a Bruxelles la prima serie di accordi bilaterali con l\u2019Unione Europea (UE). Il 21 maggio 2000 il popolo svizzero approvava gli Accordi bilaterali I con il 67,2% di voti favorevoli.<\/p>\n<p>Gli Accordi bilaterali I, entrati in vigore il primo giugno 2002, comprendono la libera circolazione delle persone, la rimozione degli ostacoli tecnici al commercio, gli appalti pubblici, l\u2019agricoltura, il trasporto aereo, i trasporti terresti e la ricerca.<\/p>\n<p>Esattamente vent\u2019anni dopo la firma degli Accordi bilaterali I \u00e8 toccato all\u2019allora ministro dell\u2019economia Pascal Couchepin ripercorrere la storia delle relazioni fra la Svizzera e l\u2019UE in occasione della festa dell\u2019Europa il 21 giugno 2019 a Berna.<\/p>\n<p>I promotori della festa dell\u2019Europa hanno colto l\u2019occasione del giubileo dei vent\u2019anni degli Accordi bilaterali I per rilanciare il dibattito sull\u2019integrazione europea della Svizzera che attraversa un momento di forte tensione a causa della mancata firma dell\u2019accordo quadro.<\/p>\n<h2>Per una politica europea propositiva<\/h2>\n<p>\u201c<em>La politica europea della Svizzera ha bisogno di uscire dalla paralisi per ritrovare la forza progettuale<\/em>\u201d, ha sostenuto Flavia Kleiner, co-presidente dell\u2019Operazione libero.<\/p>\n<p>Il movimento politico \u00e8 nato nel 2014 dopo il s\u00ec all\u2019iniziativa contro l\u2019immigrazione di massa. Nel panorama politico svizzero si \u00e8 profilato come forza progressista favorevole all\u2019integrazione europea e all\u2019immigrazione in contrapposizione all\u2019Unione democratica di centro.<\/p>\n<p><em>\u201cFra un episodio della serie televisiva Parker Lewis mi destreggiavo con i compiti di matematica<\/em>\u201d, ha ricordato con ironia Flavia Kleiner che all\u2019epoca della firma degli Accordi bilaterali I aveva nove anni.<\/p>\n<p>L\u2019Operazione Libero ha promosso la festa dell\u2019Europa con il Forum di politica estera foraus, l\u2019associazione \u201cla Svizzera in Europa\u201d, l\u2019associazione \u201caperta + sovrana\u201d, l\u2019associazione svizzera di politica estera e la piattaforma Svizzera-Europa. Tutte queste associazioni sono favorevoli alla firma dell\u2019accordo quadro istituzionale.<\/p>\n<p>Alla festa ha partecipato un trio d\u2019eccezione: Pascal Couchepin, gi\u00e0 Consigliere federale, responsabile del Dipartimento federale dell\u2019economia e del Dipartimento federale dell\u2019interno; Jakob Kellenberger, gi\u00e0 Segretario di Stato e capo negoziatore degli Accordi bilaterali I; Roberto Balzaretti, attuale Segretario di Stato agli affari europei e capo negoziatore dell\u2019accordo quadro fra la Svizzera e l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<h2>Dobbiamo votare sull\u2019accordo quadro<\/h2>\n<p>Con il consueto brio politico Pascal Couchepin ha passato in rassegna l\u2019evoluzione della politica europea della Svizzera.<\/p>\n<p>Dall\u2019accordo di libero scambio del 1972 alla caduta del muro di Berlino nel 1989. Un cambiamento epocale che ha portato alla disgregazione dell\u2019Unione Sovietica e ha fatto nascere la speranza di una globalizzazione pacifica.<\/p>\n<p>\u201c<em>Lo Spazio economico europeo (SEE) \u00e8 nato in questa atmosfera d\u2019euforia<\/em>\u201d, ha continuato Pascal Couchepin.\u00a0Il 6 dicembre 1992 il 50,3% dei cittadini e la maggioranza dei cantoni bocciava l\u2019adesione della Svizzera allo SEE, che era considerato all\u2019epoca il campo d\u2019allenamento prima dell\u2019adesione all\u2019Unione Europea (UE).<\/p>\n<p>Il no allo SEE ha spinto la Svizzera a scegliere la via degli accordi bilaterali per accedere al mercato unico e rafforzare la cooperazione nel campo della ricerca, della sicurezza e dell\u2019asilo.<\/p>\n<p><em>\u201cCi sono oggi 120 accordi bilaterali fra la Svizzera e l\u2019UE. Trovo abbastanza ragionevole la proposta d\u2019inserire questi accordi in un quadro istituzionale\u201d,\u00a0<\/em>ha ricordato Couchepin che ha invitato il Consiglio federale a dar prova di ragionevole coraggio.<\/p>\n<p>\u201c<em>Dobbiamo tagliare il nodo gordiano sui punti ancora in sospeso. Una volta esaurito il margine di negoziazione dobbiamo portare l\u2019accordo quadro davanti al popolo. Il popolo decider\u00e0. Se dovesse respingere l\u2019accordo quadro, dovremmo trovare una soluzione per uscire dalla fossa\u201d,\u00a0<\/em>ha concluso Pascal Couchepin.<\/p>\n<h2>Un bilancio economico positivo<\/h2>\n<p>Jakob Kellenberger, gi\u00e0 Segretario di Stato, ha ricordato le difficolt\u00e0 legate alla conclusione del primo pacchetto di accordi bilaterali. L\u2019Accordo sulla libera circolazione delle persone, voluto dall\u2019UE, \u00e8 stato introdotto in modo progressivo per tenere conto delle differenze con il mercato del lavoro europeo:<\/p>\n<p>\u201c<em>Un paese benestante come la Svizzera deve riflettere, se vuol far fallire un negoziato a causa di una questione sociale. Questo fallimento pu\u00f2 provocare forti danni alla sua reputazione<\/em>\u201d, \u00a0ha ammonito Kellenberger.<\/p>\n<p>\u201c<em>Il bilancio economico degli accordi bilaterali \u00e8 positivo, come mostra il recente studio della fondazione Bertelsmann, ma dal punto di vista istituzionale non possiamo determinare le scelte dell\u2019Unione europe<\/em>a\u201d, ha concluso il gi\u00e0 Segretario di Stato.<\/p>\n<h2>Il rischio di un\u2019erosione delle relazioni bilaterali<\/h2>\n<p>Il Segretario di Stato Roberto Balzaretti, capo della Direzione degli affari europei al Dipartimento federale degli affari esteri, ha sottolineato l\u2019importanza dell\u2019accordo quadro con l\u2019Unione Europea:<\/p>\n<p>\u201c<em>Abbiamo bisogno di un meccanismo che garantisca da un lato l\u2019applicazione uniforme degli accordi bilaterali e che permetta dall\u2019altro di risolvere le divergenze. Dobbiamo trovare un consenso sul campo d\u2019applicazione dell\u2019accordo e sulle eccezioni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Rispetto agli anni novanta i negoziati bilaterali fra la Svizzera e l\u2019Unione Europea sono diventati pi\u00f9 difficili: \u201c<em>Tutto \u00e8 discusso sulla piazza pubblica. La gestione della comunicazione assume un ruolo centrale. La conclusione di un accordo \u00e8 una sfida<\/em>\u201d, ha ricordato Balzaretti.<\/p>\n<p>Sull\u2019Accordo di libera circolazione popolo e cantoni saranno chiamati a votare ancora una volta nel 2020. L\u2019iniziativa per un\u2019immigrazione moderata (per la limitazione) promossa dall\u2019UDC chiede la revoca dell\u2019Accordo di libera circolazione attraverso negoziati o la denuncia unilaterale di tale accordo, se una soluzione consensuale con l\u2019UE non dovesse andare in porto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Una disdetta dell\u2019Accordo di libera circolazione delle persone, come proposto dall\u2019iniziativa popolare per la limitazione, equivarrebbe a una sorta di Brexit svizzero (Swissixt)<\/em>\u201d, ha sottolineato Balzaretti al termine di una settimana molto intensa.<\/p>\n<h2>Aria di tempesta fra Berna e Bruxelles<\/h2>\n<p>Il barometro delle relazioni bilaterali fra Svizzera e UE segna infatti tempesta. La Commissione Europea ha legato in modo arbitrario il riconoscimento dell\u2019equivalenza borsistica a progressi sostanziali nella conclusione dell\u2019accordo quadro istituzionale.<\/p>\n<p>Il Consiglio federale non ha firmato l\u2019accordo quadro e ha chiesto chiarimenti all\u2019Unione Europea sulla protezione dei salari, gli aiuti statali e la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini.<\/p>\n<p>Insoddisfatta della mancanza di progressi sull\u2019accordo istituzionale la Commissione Europea non \u00e8 intenzionata a prolungare l\u2019equivalenza borsisticadal primo luglio 2019. Il Consiglio federale \u00e8 pronto ad attivare un piano B che dovrebbe consentire di limitare i danni nel commercio di titoli fra la Svizzera e l\u2019UE.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia il forte rischio di entrare in una fase di sgarbi reciproci. Tu non mi dai l\u2019equivalenza borsistica e io non ti do il miliardo di coesione. Tu non mi dai il miliardo di coesione e io ti escludo dai programmi di ricerca europei. Con conseguenze negative dal punto di vista economico, politico e psicologico.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 detta l\u2019ultima parola, poich\u00e9 l\u2019UE non \u00e8 un blocco monolitico. I paesi vicini alla Svizzera sono divisi sulla questione dell\u2019equivalenza borsistica: la Francia \u00e8 contraria al riconoscimento, Germania e Austria sono favorevoli e l\u2019Italia sempre in bilico \u00e8 pure favorevole al riconoscimento almeno sino al 31 ottobre 2019.<\/p>\n<p><strong>(c) Andrea Arcidiacono<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Correva l\u2019anno 1999. Per la prima volta una donna \u2013 la consigliera federale Ruth Dreifuss \u2013 assumeva la carica di Presidente della Confederazione. Il 18 aprile 1999 popolo e cantoni approvavano la revisione totale della Costituzione federale. 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