26. Giugno 2018
Negoziati Svizzera-Unione Europea: accordo di massima entro settembre
È un momento cruciale per l’Unione Europea (UE) confrontata con sfide epocali: la gestione dei flussi migratori, l’uscita della Gran Bretagna dall’organizzazione internazionale e la creazione di un bilancio per la zona euro.
È un momento delicato per la Svizzera nei negoziati con l’UE per la conclusione di un accordo istituzionale con l’obiettivo di garantire in modo stabile l’accesso al mercato europeo.
Non poteva esserci momento più opportuno per il viaggio di studio organizzato dall’Istituto europeo dell’Università di Zurigo il 21 e 22 giugno 2018 a Bruxelles alla scoperta delle istituzioni europee e delle attività della Missione della Svizzera presso l’Unione Europea.
Il Parlamento europeo, il Consiglio dell’Unione Europea, l’Associazione europea di libero scambio, la direzione generale per la migrazione e gli affari interni (DG Home), la direzione generale del mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI (DG Grow), il Servizio europeo per l’azione esterna e la rappresentanza permanente dell’Austria a Bruxelles sono state le tappe di questo periplo europeo, al quale ha partecipato una delegazione di una ventina di persone provenienti dal mondo economico e istituzionale.
La diplomazia sulla piazza pubblica
A Bruxelles c’è poco interesse per la Svizzera, mentre a Berna l’interesse per l’Unione Europea è molto forte. Non passa giorno senza che i media elvetici parlino degli sviluppi dei negoziati in corso sull’Accordo istituzionale.
Le indiscrezioni sull’evoluzione dei negoziati sono alimentate ad arte dai negoziatori di entrambe le parti in una sorta di diplomazia sulla piazza pubblica che crea suspense e tensioni soprattutto in Svizzera.
La creazione di un tribunale arbitrale per l’adeguamento giuridico e la risoluzione delle controversie è considerata acquisita dai negoziatori elvetici, mentre sono ancora in fase d’intensa negoziazione le eccezioni al campo d’applicazione dell’accordo istituzionale. Queste eccezioni rivendicate dalla Confederazione Svizzera riguardano le sovvenzioni statali, le misure di protezione del mercato del lavoro interno e la coordinazione dei sistemi di sicurezza sociale.
La libera circolazione delle persone
Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone sono uno dei punti chiave del negoziato fra Svizzera e UE. Nel mandato negoziale del Consiglio federale le misure di protezione del mercato del lavoro sono considerate delle linee rosse che non possono essere oltrepassate, ha ribadito il 15 giugno 2018 il Segretario di Stato Roberto Balzaretti, capo della direzione degli affari europei in Svizzera, in un’intervista alla Radiotelevisione Svizzera (RSI).
In vigore dal 2002 le misure d’accompagnamento perseguono un triplice obiettivo: il rispetto delle condizioni salariali e lavorative in Svizzera, la garanzia di condizioni competitive uguali fra aziende svizzere ed estere e l’accettazione politica dell’Accordo della libera circolazione in persone.
Nel 2004 le misure d’accompagnamento sono state rafforzate con l’introduzione dell’obbligo d’annuncio dei lavoratori provenienti dell’UE. Dal luglio 2018 entrerà in vigore l’obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti nei settori in cui il tasso disoccupazione supera l’8%. Una misura introdotta dalla Svizzera per applicare l’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa approvato nel febbraio 2014.
Nel 2017 gli organi d’esecuzione hanno verificato il rispetto delle condizioni lavorative e salariali di circa 170 mila persone e in oltre 44 mila aziende in Svizzera secondo il rapporto della Segretaria di Stato dell’economia (SECO) pubblicato il 12 giugno 2018.
Nothing is agreed until everything is agreed
L’Ambasciatore Urs Bucher, capo della Missione della Svizzera presso l’UE a Bruxelles, conferma che la Svizzera non è con le spalle al muro, ma l’UE preme per la conclusione di un accordo quadro entro settembre 2018 per motivi di politica interna.
Nel 2019 sono infatti previste le elezioni parlamentari europee e la fase critica dei negoziati sulla Brexit.
L’UE non è disposta a fare concessioni alla Svizzera, in particolare nelle eccezioni alla libera circolazione delle persone, che potrebbero creare un precedente favorevole alla Gran Bretagna.
Un accordo politico sui principali punti dell’Accordo istituzionale entro settembre 2018 permetterebbe di ridurre le tensioni fra Svizzera e Unione Europea ed evitare misure di ritorsione controproducenti a favore di una maggiore sicurezza giuridica in particolare per le aziende e i lavoratori.
Il Consiglio federale ha tuttavia bisogno del consenso dei partner sociali per raggiungere questo importante obiettivo. La politica estera è politica interna, come ben riassume il mantra del ministro degli affari esteri elvetico Ignazio Cassis. Ma la strada è ancora lunga in un periodo storico contraddistinto da una forte volatilità e dalla rinascita degli egoismi nazionali.
(c) Andrea Arcidiacono
Fonti:
- Istituto europeo dell’Università di Zurigo, http://www.eiz.uzh.ch
- Intervista al Segretario di Stato Roberto Balzaretti, RSI, 15.6.2018, https://bit.ly/2Tfm4eH
- Lotta alla pressione salariale e al lavoro in nero, SECO, 12.6.2018, https://bit.ly/2EAJYH8

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