Svizzera al voto: chiaro no all’imposta federale sulle successioni e al servizio civico

Palazzo federale 30 novembre 2025


Svizzera al voto: chiaro no all’imposta federale sulle successioni e al servizio civico

Popolo e Cantoni hanno seccamente respinto le due iniziative popolari in votazione il 30 novembre 2025. L’iniziativa per il futuro della Gioventù socialista, che proponeva un’imposta di successione federale pari al 50% dell’importo superiore ai 50 milioni di franchi a favore del clima, è stata respinta da tutti i cantoni e dal 78,3% dei votanti. L’iniziativa per un servizio civico, che mirava a introdurre l’obbligo di un servizio a favore della collettività e dell’ambiente, è stata pure respinta da tutti i cantoni e dall’84,1% dei votanti. La partecipazione al voto ha raggiunto il 42,9% degli aventi diritto di voto. 

© Andrea Arcidiacono, Berna 30 novembre 2025

È stata una domenica di votazione priva di grandi sussulti a livello federale. Popolo e Cantoni hanno seguito le raccomandazioni del Consiglio federale e della maggioranza del Parlamento. I risultati definitivi sono andati ben oltre le previsioni dei sondaggi della SSR-SRG che prevedevano una bocciatura di entrambe le iniziative popolari, ma non ai livelli raggiunti alle urne. L’ultimo sondaggio prevedeva un no all’iniziativa per il futuro del 68% e un no a quella sul servizio civico del 64%.

A suscitare un vivace dibattito è stata soprattutto l’iniziativa sul futuro lanciata dai giovani socialisti che mirava a introdurre un’imposta federale sulle successioni e le donazioni pari al 50% dell’importo superiore ai 50 milioni di franchi. Il gettito fiscale supplementare sarebbe servito a finanziare misure di lotta al riscaldamento climatico. 

Nella campagna elettorale il mondo economico compatto ha messo in evidenza i rischi di una fuga dei grandi contribuenti dalla Svizzera e di una tassazione eccessiva per gli azionisti di alcune aziende che sarebbero stati costretti a vendere o chiudere le loro attività per pagare l’imposta federale sulle successioni. 

Questi rischi hanno spinto gli oppositori all’iniziativa ad avviare in modo precoce una campagna di votazione contro l’iniziativa per il futuro della Gioventù socialista con notevoli mezzi finanziari a disposizione pari a 3,7 milioni di franchi, mentre i sostenitori dell’iniziativa disponeva di un budget inferiore al mezzo milione di franchi.

La pubblicazione dei budget delle campagne da parte del Controllo federale delle finanze (CDF) rientra nell’iniziativa sulla trasparenza nel finanziamento della politica. Le campagne con budget superiori a 50 000 franchi devono essere notificate, e le donazioni oltre i 15 000 franchi devono indicare il nome del donatore. 

La campagna per l’iniziativa popolare “Per il servizio civico” ha visto i sostenitori raccogliere 330 000 franchi, mentre gli oppositori hanno speso circa 280 000 franchi. L’iniziativa proponeva l’introduzione di un servizio obbligatorio a favore della collettività e dell’ambiente per ogni persona con la cittadinanza svizzera. L’obbligo di servizio sarebbe stato esteso anche alle donne. 

I promotori del testo ritenevano che questa riforma avrebbe consentito di concretizzare la parità di genere, rafforzare la coesione sociale e valorizzare l’impegno civico. Gli oppositori, invece, dubitavano che l’iniziativa avrebbe potuto garantire efficacemente gli effettivi dell’esercito e della protezione civile.

L’iniziativa popolare per il servizio civico avrebbe inoltre comportato notevoli costi supplementari per l’economia, la Confederazione e i Cantoni e un aumento del carico di lavoro delle donne che già oggi svolgono gran parte dei compiti non retribuiti nel campo del lavoro domestico, dell’assistenza, dell’educazione e delle cure.

Il prossimo importante appuntamento alle urne a livello nazionale si svolgerà l’8 marzo 2026 con ben quattro temi, fra i quali spiccano la legge federale sull’imposizione individuale e l’iniziativa popolare “200 franchi bastano” che vuole ridurre il canone radiotelevisivo annuale dagli attuali 335 franchi a 200 franchi ed esentare completamente le aziende dall’obbligo di pagare il canone.

© Andrea Arcidiacono, Berna 30 novembre 2025

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