27. mars 2022
Alla scoperta dell’India- decimo episodio
Nel 2002 il giovane Andrea Arci partiva alla volta dell’India in un viaggio di scoperta di un paese senza limiti e dai confini precari. Riviviamo insieme le tappe di questo periplo fra mondo ideale e realtà. Ogni domenica un nuovo episodio.
(c) Andrea Arcidiacono, tutti i diritti riservati 10/12
Jaisalmer sembra uscita dal Deserto dei Tartari del geniale Buzzati. Le mura della fortezza dorata sono immerse pacificamente nella sabbia del deserto. La luna piena splende sulle facciate dei palazzi in arenaria color oro lavorati con abilità e fantasia. Ad un tratto rivedo il centro storico della capitale elvetica, i severi edifici in arenaria color grigiastro. L’immutabile pietra è una fedele presenza nel lungo viaggio. In terra indiana la pietra sabbiosa assume un nuovo volto inaspettato e giocoso grazie a fini decorazioni con fiori ad incastro e pavoni danzanti, balconi sporgenti e levigati ad arte che rendono lisca e tenera la ruvida pietra. In lontananza sembrano splendidi balconi in legno pregiato. Non è possibile dimenticare le proprie radici, il proprio passato. Rappresentano un punto di riferimento costante. Durante il viaggio riaffiorano in modo nuovo e sorprendente, come l’immutabile pietra si trasformano in una scintillante fortezza fuori dal tempo in attesa di un evento risolutore.
Verso il monsone
Negli ultimi due giorni del magico viaggio si scatenano le forze della natura. Durante la notte una tempesta di sabbia colpisce la parte Nord del Rajastan. Al risveglio lo spettacolo è desolante: alberi divelti, recinti abbattuti ed i pali delle linee telefoniche scaraventati sull’asfalto. Alle prime luci dell’alba del giorno successivo il vento strappa dalle nuvole la pioggia che inonda gli aridi campi e trasforma le strade in sconfinate piscine. È un assaggio anticipato del monsone di giugno. La temperatura cala di una decina di gradi. Mi sembra di essere atterrato in un altro paese. Sono contento di rientrare nella capitale indiana.
Prima di arrivare alla pensione situata nel quartiere del grande bazar decido di passare in banca. Il distributore automatico è a secco di banconote. Una solerte collaboratrice è pronta ad introdurre nuovo “combustibile” nella macchina elettronica. Dice che bisogna aspettare un paio di minuti. Nell’attesa scambio un paio di parole con un altro cliente. Dopo un paio di battute in inglese ci accorgiamo di provenire dallo stesso paese. È uno svizzero originario di Berna che da tre anni lavora in India per la cooperazione allo sviluppo.
India e Pakistan ai ferri corti
Le tensioni fra India e Pakistan diventano subito un argomento di conversazione. Mi spiega che la settimana scorsa l’ambasciata svizzera ha distribuito a tutto il personale delle pastiglie di iodio da usare in caso di conflitto nucleare. Improvvisamente mi rendo conto dell’assurdità della corsa agli armamenti che ha spinto India e Pakistan a dotarsi di armi atomiche. Nella guerra delle parole fra i due paesi alcune certezze vacillano. Il presidente pakistano minaccia di rispondere con i missili nucleari, se l’India dovesse attaccare il Pakistan. Il presunto effetto deterrente delle armi nucleari potrebbe sciogliersi come neve al sole nel caso in cui dovessero prevalere decisioni irrazionali dettate dall’istinto di sopravvivenza e dalla volontà di rivalsa. Mi sento in balia di egoistici calcoli politici che potrebbero causare milioni e milioni di morti. Se non fosse per le armi nucleari, gli interessi economici in gioco e la necessità di proseguire la lotta contro l’impero del male del terrorismo, gli Stati Uniti seguiti a ruota dagli altri paesi non avrebbero mosso un dito per evitare un conflitto dalle conseguenze inimmaginabili.
La guerra verbale
Nel perverso gioco delle alleanze il conflitto potrebbe innescare una reazione a catena incontrollata che coinvolgerebbe l’intero globo. Per la prima volta prova paura. E un senso di disgusto. È difficile districarsi nella ragnatela della guerra verbale che coinvolge i responsabili politici di grandi potenze e paesi emergenti in cerca di una caratura e di un profilo planetario. La minaccia di una guerra incombente è una spina nel fianco per chi non ha mai conosciuto per sua fortuna le devastazioni belliche. Mi concedo ancora un paio di giorni di riflessione, ma nel mio intimo sono pronto a rientrare a casa. Nel frattempo gli Stati Uniti e altri paesi invitano i propri cittadini ed una parte del personale delle ambasciate a fare le valigie.
(c) Andrea Arcidiacono, tutti i diritti riservati 10/12 – continua

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