Alla scoperta dell’India – quinto episodio


Alla scoperta dell’India – quinto episodio

Nel 2002 il giovane Andrea Arci partiva alla volta dell’India in un viaggio di scoperta di un paese senza limiti e dai confini precari. Riviviamo insieme le tappe di questo periplo  fra mondo ideale e realtà. Ogni domenica un nuovo episodio.

(c) Andrea Arcidiacono, tutti i diritti riservati 5/12

Devo però armarmi di pazienza e coraggio. Ironia della sorte è proprio l’acqua, la pregiata fonte di vita, a frenare gli ardori dell’impaziente viaggiatore. Il giorno precedente avevo infatti bevuto nelle vie di Calcutta una spremuta d’arancia, alla quale era stata aggiunta anche dell’acqua. Una fastidiosa infezione intestinale mi costringe al riposo forzato. Sono costretto a ricorrere agli antibiotici e mi concedo un giorno di pausa all’albergo. Varanasi è un regalo da scartare con calma e pazienza. L’antibiotico indiano – due franchi una decina di pastiglie – è efficace. Mi riprendo in fretta e finalmente posso lanciarmi alla scoperta della città della luce.

La città della luce

Varanasi è una grande chiesa a cielo aperto. In riva al sacro Gange una moltitudine di cerimonie marcano in modo vigoroso tutti i momenti dell’esistenza: la nascita di un nuovo giorno, il matrimonio, la morte, le offerte in onore di Shiva, la principale divinità della città sacra.

Al calar della sera un grande rito celebrato sulle scalinate del fiume conclude la giornata. Le melodie sacre accompagnano gli eleganti gesti dei bramani che rendono omaggio alla divinità in armonia con i gli elementi naturali: acqua, fuoco, aria, terra e cielo. Regna un’atmosfera di pace ed armonia ed il caldo opprimente viene spento da una ritemprante brezza. La quotidiana interruzione dell’elettricità rende ancora più magica la cerimonia. L’albero traboccante di luci ed il cobra in ottone infuocato risvegliano la notte con i loro riflessi che profumano d’incenso. È bello tuffarsi in questo grande catino rituale e lasciar correre la fantasia a briglia sciolta. Senza limiti né di spazio né di tempo.

Alle luci dell’alba noleggio una barca per ammirare le scalinate dall’osservatorio del fiume. Le persone s’immergono nel fiume per le prime abluzioni e preghiere. Seduta su un pilone d’arenaria una persona coperta dalla testa ai piedi da un sari giallo medita impassibile nella tradizionale posizione del loto. È una signora straniera che ogni mattina nuota nel fiume e si concede poi due ore di meditazione, spiega il barcaiolo che con molta calma si muove nelle quiete e torbide acque del Gange. Il cielo terso è solcato da una sottile cortina di fumo che s’alza da alcuni roghi in riva al fiume.

La liberazione dal ciclo delle reincarnazioni

Sono arrivato al famoso crematorio a cielo aperto. L’attività è frenetica. Fa molto caldo. Le cataste di legno vengono pesate con precisione su bilance giganti. Come a Calcutta i familiari del morto scelgono il prezioso combustibile in base alle proprie disponibilità economiche.  Un’eremita completamente nudo si prostra su una scalinata rivolto ad una pira. Sono rimaste solo le ceneri che verranno poi gettate nel Gange. Mi apposto su una balconata. Chi muore a Varanasi, si libera dal perenne ciclo delle reincarnazioni.

I bambini, le donne incinte e le persone malate non vengono bruciate, ma legate ad alcune canne di bambù e gettate poi con un pesante sasso nel fiume, spiega un indiano che dice di lavorare in questo luogo di cremazione da molti anni. Per un attimo mi lascio cullare dall’illusione. Sono contento d’incontrare una persona gentile che con dovizia di particolari mi conduce per mano nel grande labirinto della scalinata-crematorio. Ma è un’illusione di breve durata, poiché alla fine delle spiegazioni l’improvvisata guida mi chiede una donazione a favore della casa di madre Teresa. Mi arrabbio, poiché l’opera di madre Teresa è una semplice scusa per mungere soldi alla mucca occidentale, ma dopo un’accesa discussione sgancio una decina di rupie.

L’acqua del Gange

La città della luce è un grande mercato a cielo aperto che dà lavoro a moltissime persone: bramini, venditori di fiori, artigiani, ristoranti, pensioni, ed anche i barbieri, ai quali il lavoro non manca mai in questa città di pellegrinaggio. In segno di devozione e purezza molti pellegrini si lasciano infatti rasare completamente tutti i capelli. Bambini, adulti, anziani, uomini e donne: con movimenti rapidi e sicuri i capelli insaponati cadono sotto la lama del rasoio dell’abile figaro. Nei negozi d’artigianato – che si susseguono nel labirinto di viuzze della città vecchia – l’acqua del Gange viene venduta in brocche di rame e di ottone dalle dimensioni più svariate.

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