16. août 2019
La via crucis di Diego Maradona
Difficile resistere alla tentazione dell’applauso a scena aperta dopo aver ammirato sullo schermo gigante di Piazza Grande a Locarno la serpentina travolgente di Diego Armando Maradona che ai mondiali del 1986 in Messico siglò uno dei più bei goal della storia del calcio. Nei quarti di finale l’Argentina rispedì a casa l’Inghiltera con due reti del geniale Maradona.
© Andrea Arcidiacono, Locarno, 16 agosto 2019
Due reti che riassumono il genio e la sregolatezza del Pibe de oro: la prima realizzata con la mano– che diverrà poi la mano di Dio – e la seconda rete fatta interamente con i piedi dopo aver travolto come birilli e con la palla incollata ai piedi la squadra inglese.
Per chi ama il calcio il documentario Diego Maradona del regista inglese di origine indiana Asif Kapidia è una miniera di emozioni con immagini mai viste sinora accompagnate dalla voce dei protagonisti: lo stesso Maradona intervistato dal regista a Dubai nel 2018, la sorella di Diego Armando, il preparatore atletico Fernando Signorini.
A cominciare dalle immagini in bianco e nero del quartiere povero di villa Fiorito a Buenos Aires, dove Maradona nasce e cresce giocando a pallone. Per arrivare alle immagini trionfali dei festeggiamenti per la vittoria dell’Argentina ai Mondiali del Messico nel 1986 e il bagno di folla trionfale per il primo scudetto conquistato dal Napoli nel 1987. Diego Armando Maradona che si trasforma in salvatore della patria e diventa santo a Napoli al pari di San Gennaro.
Il gioco del calcio che diventa un’occasione di riscatto sociale per chi è nato povero nella periferia. E il sogno di comprare una casa per i propri genitori diventa realtà per Diego Armando Maradona.
Lo stadio che diventa un’arena, in cui si confrontano il Sud e il Nord dell’Italia senza peli sulla lingua con striscioni razzisti e offensivi che non dovrebbero trovare posto nello stadio. Il gioco del calcio che diventa un’occasione di rivincita del Sud stanco di portare il peso della sconfitta nei confronti del Nord.
Per chi ama il genio e la sregolatezza il documentario di Kapidia racconta la parabola ascendente e discendente di Maradona prima osannato come un Dio nella città partenopea e poi costretto a fuggire in solitaria dall’Italia, nel momento in cui avrebbe avuto più bisogno d’aiuto per curare la sua dipendenza dalla cocaina.
“Da quando ha 15 anni ha il mondo sulle spalle”, racconta la sorella Maria Rosa. Ma è difficile portare il mondo sulle spalle da soli. Le immagini, che mostrano Maradona affaticato, obeso e gonfiato dai medicamenti, fanno male e riempiono di tristezza per un uomo dal talento eccezionale che ha sacrificato tutto sull’altare del calcio. E allora con un pizzico di nostalgia ritorniamo a casa e sul piccolo schermo ripercorriamo le immagini del gol del secolo. Ma non è la stessa cosa dell’istante d’emozione provato in piazza Grande.

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